
Un ingegnere in un cubo, in preda all’oblio,
con gli occhi a forma di cerchio, galleggiava nell’aria,
una canna in mano, fumo di THC,
e il codice che scriveva sembrava una fiaba.
Digitava con fervore, ma che strano accade,
la “for” diventava una festa, un vero carnevale,
“while” ballava in cerchio, la “function” giocolava,
mentre il suo computer rispondeva, “Non mi stare a pigliare!”
Pensò: “Se metto un punto e virgola qui,”
“magari il mio programma diventa un giardino fiorito,”
ma il bug che scovò, oh che divertimento!
l’output si trasformò in un cane che danzava col vento.
Tra risate e risate, il monitor brillava,
messaggi di errore che come stelle danzavano,
“Stack overflow?”, “Che bello, è un tsunami!”
“Preferisco i gatti, evviva i dolci piani!”
Alla fine della notte, con gli occhi ancora appannati,
guardò il suo lavoro, un codice incantato,
“Se questo non funziona, pazienza, mi sa,”
“Domani lo riprendo, ma oggi, allegramente, giù per l’alcova!”
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