
Un ingegnere, Pafum di nome,
Scriveva codice con un certo estro,
Sotto un cielo di nuvole bianche,
Con THC che gli faceva da maestro.
Il primo rigo, lo scrisse col cuore,
“Funzione che vive, oh, grande amore!”
Ma le parentesi, ah che confusione,
Ricordava solo un sogno, non una soluzione.
“Due più due, oh che grande mistero!
Forse è quattro, ma non sono certo!”
Con un sorriso e un pezzo di pizza
Dimenticò il bug, che grandissima fissa!
Il compilatore diede uno strido,
“Errori sussurrati, sei un vero strido!”
Pafum rise e si mise a ballare,
“Errore o fantasia, chi può giudicare?”
‘Crea un robot che balli e sbandi!’
Ma il codice s'inceppò in un loop infinito,
E il robot iniziò a lanciargli un invito!
Sotto il cielo di nuvola, come due semi!”
Rifiutò, ma il THC era chiaro,
E ora ballava con C++, che strano!
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