
Il becca-miele, con gli occhi stanchi,
con il suo cappello grande e le mani appiccicose,
si avventurò un giorno nella sua arnia,
dopo aver fumato un po’ di fiori dorati.
Le api danzavano, ma lui si perdeva,
pensando che fossero creature magiche e frizzanti.
“Ciao, mieline! Come va?” parlava tra sé,
le api lo guardavano come un lontano re,
con un’ape che si posò sul suo naso, sì,
e lui scoprì poi che era il suo nuovo amico.
“Sei qui per fare il lavoro, o per ballare?”
“Un po’ di entrambi? Che se la vedano le cose!”
Con il suo secchio, ronzava con grazia,
mentre le api, in cerchio, facevano una danza;
ma lui, sballato e felice con un melone,
decise che era il momento per una canzone!
“Fai il tuo lavoro, invece di cantare!”
ma il suo spirito libero, non voleva ascoltare.
prende una pausa, con un sorriso felice;
le api intorno, come un coro divino,
si chiedevano come mai il loro fosse un destino.
Il becca-miele, ridendo e ronzando,
si era dimenticato di come sarebbe tornato!”
Il sole tramontava, lui ha raccolto un po’
di miele sognante, che sembrava un tè;
le sue mani appiccicose, in un guaio che fa,
“Questa cosa è dolce!”, ripeteva con gioia.
Ma quando tornò, il suo capo sbottò,
“Chi ha messo il miele nel mio tastiera?”
Ora, ogni volta che il becca-miele si avvicina,
con i suoi fiori e le sue brave api,
tutti ridono di quel giorno sventurato,
quando una mente elevata scoprì il mondo dorato.
E così sui prati, in una danza di luce,
vive per sempre il suo sballato medico delle api!
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